venerdì 31 luglio 2009
mercoledì 22 luglio 2009
Il G8? Guardiamo alle lotte sociali
intervista a O.Becancenot, Il manifesto 9 luglio 2009
È sempre stato in prima fila nelle manifestazioni contro i G8 così come a tutti gli appuntamenti del movimento altermondialista. Lui e il suo Npa (Nuovo partito anticapitalista), che dal movimento ha attinto giovani militanti, consensi e parole d'ordine («rivoluzione», «rovesciamento del capitalismo», «rottura con le socialdemocrazie»). Ma stavolta nemmeno loro si sono mobilitati per il summit dell'Aquila. Segno che una fase si è conclusa? Olivier Besancenot è il 34enne postino trotzkista che ha portato una ventata di novità (e di radicalità) nella sinistra francese in crisi.
Ieri è cominciato il G8. La mobilitazione segna un po' il passo, anche dall'estero. È un segnale che anche i movimenti europei sono in crisi?
La crisi sta producendo normalizzazione e i movimenti hanno alti e bassi. Però in questi ultimi mesi ci sono stati segnali in Francia, con i «sequestri» dei padroni delle aziende in crisi, e in Grecia con le rivolte dopo l'omicidio del giovane Alexis. Senza dimenticare le proteste studentesche italiane e spagnole. Le classi dirigenti non sono tranquille, non sanno come uscire dalla crisi. E la sinistra radicale deve spingere affinché le lotte si rafforzino e occupino quello spazio politico.
Nel frattempo vi state ripensando. Dalla Lega comunista rivoluzionaria avete dato vita all'Npa. Di cosa si tratta, una federazione di forze o un nuovo soggetto politico?
Per 17 anni in Francia si è provato a ricostruire un partito di sinistra unitario, con scarsi risultati perché ogni apparato era geloso della propria storia e simbologia. Così non abbiamo promosso un cartello elettorale delle forze esistenti ma qualcosa di nuovo. Partendo dal basso. Abbiamo riunito guevaristi, libertari, trozkisti e comunisti. Persone con esperienze diverse accomunate da un'opposizione intransigente al capitalismo. E che non provengono dal sindacato o altre organizzazioni ma dai movimenti sociali.
Nei suoi comizi parla di «rivoluzione», «conflitto di classe» e «violenza degli oppressori». Con questi proclami non crede di allontanare una parte della sinistra?
Siamo di fronte a un paradosso: i proletari, quelli costretti a vendere la propria forza lavoro materiale o immateriale, non sono mai stati così numerosi, eppure non c'è mai stata una coscienza di classe così bassa. Dobbiamo rideclinare il soggetto rivoluzionario del XXI secolo perché la maggioranza della popolazione strappi di mano il potere a chi lo detiene. In questo quadro non ho problemi a parlare di violenza e di lotta classista, reazioni ad una società capitalistica violenta.
Le ultime europee dimostrano un'uscita a destra dalla crisi globale. Come intervenire?
Il collasso economico può produrre sia il meglio che il peggio. Da una parte rappresenta un'occasione per una ripresa delle lotte sociali a livello europeo, e dall'altro, in assenza di vittorie collettive, rafforza la guerra tra poveri e la xenofobia. Dobbiamo scardinare le misure di ristrutturazione del capitalismo altrimenti la destra dilagherà.
Alle elezioni non avete superato la soglia del 7%. Un passo falso?
Sono soddisfatto del risultato, considerando che è stato il nostro debutto elettorale. E poi il nostro progetto europeista va avanti: esiste un coordinamento delle forze anticapitaliste che unisce 15 paesi. Bisogna investire su una nuova generazione che oggi vive nelle lotte in Francia, Italia, Grecia. Non si possono avere le risposte pronte o i programmi già scritti, ci sarà molto da inventare insieme.
Qualche voto non ve l'ha «rubato» il polo ecologista, arrivato al 16%?
Ci ha penalizzato l'astensione, altissima soprattutto nei nostri settori di riferimento: tra i giovani e nei quartieri popolari. Cohn Bendit ha rappresentato invece un voto di centro e ha penalizzato molto il partito di Bayrou.
In Francia c'è una sinistra molto frammentata. Se uniti, non ci sarebbero le basi per un'alleanza a vocazione maggioritaria?
Abbiamo già proposto un cartello unitario a sinistra e siamo in rapporto stretto con i comunisti, non col polo ecologista che al momento è solo una sigla elettorale. L'alleanza è possibile solo con due discriminanti, estranee alla cultura di Cohn Bendit: il profilo anticapitalista della coalizione e nessuna prospettiva di governo coi socialisti. Né a livello locale, né nazionale. Non ci si può battere contro i licenziamenti e stare in giunte di centrosinistra che sovvenzionano le imprese che mandano i lavoratori in cassa integrazione. Ripudiamo il doppio discorso: uno nelle strade, l'altro nelle istituzioni. Come si fa a manifestare contro la guerra in Afghanistan e poi votare l'invio delle truppe in Parlamento?
Sembra chiaro il riferimento all'Italia. Dove la sinistra è frammentata e perdente.
I dilemmi della sinistra sono comuni in tutta Europa. Sono due le tattiche possibili e una va contro l'altra. O la sinistra radicale cerca di prendere più voti possibili per pesare all'interno delle coalizioni di governo, e per me è un modello perdente perché la socialdemocrazia va sempre più a destra e così non si cambierà mai la società. Oppure, ed è l'opzione che più mi convince, si assume la propria indipendenza politica e di classe dalle forze più moderate. Si perderà qualche eletto nelle istituzioni senza gli accordi elettorali, ma ne guadagnerà la politica, con una nuova generazione che ha voglia di radicalità.
venerdì 10 luglio 2009
Risoluzione Cuntra su G8
Risoluzione Assemblea plenaria del Controvertice “Cuntra su G8”
6/7/8 Luglio 2009
Le donne e gli uomini, le organizzazioni sindacali, politiche, culturali e sociali che hanno dato vita al FORUM SARDO contro il G8 e la crisi, svoltosi a Sassari il 7 e 8 luglio 2009, hanno lavorato, nei tre giorni del contro-vertice, con la certezza che senza un forte rilancio della mobilitazione e del conflitto, ancora una volta, le conseguenze della crisi le pagheranno i lavoratori, le pagherà il territorio, le pagheranno le donne e gli uomini con altri e nuovi diritti negati o ridotti.
Si ritiene che il vertice G8, ovunque venga celebrato, rappresenti l’ennesima provocazione imperialista in antitesi ai principi di democrazia e progresso, con la negazione del diritto dei popoli ad autodeterminare il proprio futuro. Non basta il tentativo di allargare il G8, cooptando qualche altro paese, per attribuirsi una legittimità che noi e i movimenti sociali di tutto il mondo non gli riconosciamo, perchè sono le politiche neoliberiste della competizione, della privatizzazione delle risorse, della finanziarizzazione dell’ economia e del saccheggio della natura e dei beni comuni i veri responsabili della crisi in atto. Se non si riconosce il fallimento di un tale sistema non sarà possibile alcuna uscita dalla crisi ma anzi, in tal modo, si continuerà a favorire l’aumento dei grandi patrimoni e della speculazione. Dalla crisi si può uscire solo allargando l’inclusione democratica restituendo ai popoli ed ai cittadini del mondo, espropriati da decenni di politiche liberiste , il diritto all’autodeterminazione del proprio futuro, con politiche di tutela e rispetto dei beni e delle risorse comuni.
Temi questi che il Forum ha considerato centrali in tutti i suoi lavori:
la necessità di restituire ai popoli la determinazione delle scelte che si faranno in tema di difesa del territorio, di produzione e di uso dell’energia, di sovranità alimentare, di riappropriazione di diritti negati o ridotti e l’unità nella lotta su questi temi di tutte le organizzazioni, gli uomini e le donne presenti al forum, ognuno con la propria autonomia e propria specificità ma con una nuova capacità di coordinamento e di lotta comune.
Il Forum ha messo in luce la necessità di un’ analisi approfondita della questione sarda e dei processi di colonizzazione che l’hanno caratterizzata alla luce della crisi capitalistica nell’ambito del contesto mondiale.
Il forum assume l’impegno di convocare due appuntamenti specifici nel prossimo autunno per rilanciare le lotte per la sovranità alimentare e la produzione di energia rinnovabile ed il suo uso per fini sociali.
Dall’innesco della Prima Rivoluzione Industriale sino ai nostri giorni, tutto il complesso apparato economico, sociale, giuridico ed etico utilizzato è servito solo ed esclusivamente a legittimare il processo di esproprio della ricchezza sociale, e questo a danno delle masse e a favore di pochi privilegiati.
Per queste ragioni le organizzazioni aderenti a Cuntra su G8 si impegnano a promuovere e sostenere ovunque una nuova Rivoluzione culturale, sociale ed ambientale per il governo delle risorse e dei diritti e sottoscrivono, con la presente risoluzione, un patto di consultazione per coordinare ogni azione di lotta.
Il mondo si può ancora cambiare e, quindi, cerchiamo di cambiarlo in meglio.
I Tavoli tematici hanno individuato le seguenti priorità:
Energia
Per dare una risposta concreta alle politiche neoliberiste della globalizzazione riteniamo che la Sardegna sia il territorio ideale per la sperimentazione diffusa delle fonti rinnovabili di energia come esempio mondiale per il raggiungimento dell’indipendenza energetica dei popoli.
Sovranità alimentare
La sovranità alimentare rappresenta un pilastro portante della definizione di un nuovo modo di produrre, trasformare e commercializzare i prodotti dell’agricoltura sarda, nel rispetto del lavoro, delle colture, della biodiversità, degli ecosistemi della Sardegna.
Diritti e territorio
Il Forum s’impegna a promuovere tutte le azioni volte al superamento delle condizioni di disagio dei diversamente abili nel mondo del lavoro e nella società.
Il Forum ritiene inaccettabile la collaudata prassi in atto, in particolare in Italia, che con il pretesto della “sicurezza” si traduce in pratica repressiva in particolare nei confronti dei migranti e si estende ai movimenti e a chi esprime il dissenso.
Il Forum ripudia il ruolo della Sardegna come “pattumiera nucleare e bellica”; ruolo affidatole dai potenti della Terra.
Il Forum riconosce il diritto all’autodeterminazione sul corpo e nelle scelte di vita come diritto inalienabile di ogni individuo
Cuntra su G8, 8 Luglio 2009
sabato 4 luglio 2009
Siamo tutti clandestini.
Il governo Berlusconi è riuscito a portare a legge il cosiddetto “pacchetto sicurezza”,che rappresenta una forma discriminatoria legalizzata.Questo pacchetto prevede:
- il reato di clandestinità per lo straniero che fa ingresso violando la legge;
- ronde senza armi,sindaci sceriffi,registro dei clochard e altre misure razziste.
Il razzismo come ben sappiamo ha radici antiche e intrinseche.Le conseguenze dell’odio razziale fomentato negli ultimi anni sia dal centro-destra che dal centro-sinistra sono sotto gli occhi di tutti.Sono anni che viene avanti,incontrastata,anzi fomentata anche da una parte della sinistra,una cultura di destra,razzista,omofoba,maschilista e xenofoba.Oramai con aggressioni e intolleranza verso gli immigrati,l’Italia sembra avviarsi a gran passi verso un traguardo di ordinario razzismo.Profughi respinti,clandestini braccati come animali,caccia al nero.Aumentano le violenze contro gli immigrati,si tratta di violenze compiute in diverse forme,aggressioni,pestaggi,ferimenti,attentati.Diverse le cause scatenanti:perché gli aggrediti non parlano italiano o perché sono in compagnia di ragazze locali. Una ripartizione assai significativa è quella tra atti di violenza improvvisati,e atti di violenza programmati che richiedono una qualche forma di organizzazione.E’ il caso dei raid incendiari contro casali abitati da romeni,degli assalti contro i campi nomadi,dell’incendio di baracche e di macchine usate come alloggi,in varie città.
Credo che contro il “pacchetto sicurezza” occorra una forte mobilitazione da parte di tutta la sinistra antagonista,comunista e anticapitalista.Sono d’accordo per operare la disobbedienza civile e combattere con forza il razzismo.
Nello stesso tempo dobbiamo indagare i fondamenti economici e storici della xenofobia e contrastarla nei comportamenti e nella vita quotidiana.
Credo che il razzismo sia uno dei punti su cui ricompattare la sinistra antagonista.
Gli altri due punti sono:
- crisi economica e sociale (salari,licenziamenti,omicidi sul lavoro ecc ecc)
- fare una politica in tutto e per tutto alternativa al P.D.
Oggi mi sento di dire che siamo tutti clandestini.
Antonello Tiddia
RSU Carbosulcis – Rete 28 Aprile CGIL


